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FERRARI rivenditore autorizzato CASSINA NAPOLI



FERRARI arredamenti è rivenditore autorizzato CASSINA per Napoli

Cassina nasce nel 1927. Più di ottant’anni vissuti progettando il futuro. L’azienda, fondata a Meda (Milano) da Cesare e Umberto Cassina, inaugura nell’Italia degli anni ‘50 l’industrial design. Da autentica apripista è la prima, in quell’epoca complessa e ricca di fermenti, a coinvolgere architetti e designer nell’immaginare nuove forme e soprattutto a tradurre le loro intuizioni in realtà. Secondo una logica totalmente inedita, che segna il passaggio dalla produzione artigianale a quella seriale, il progettista esterno e l’azienda lavorano fianco a fianco. Cassina rivela, fin da allora, una spiccata vocazione per la ricerca e la capacità di attivare un dialogo a più voci fra i progettisti di maggior talento del XX secolo e poi del XXI. Architetti e designer dalla sensibilità, dallo stile e dalla creatività anche molto diversi. Una tensione di idee stimolante, dalla quale Cassina sa sempre trarre il meglio. Con una cultura trasversale della assoluta qualità, che rende ogni pezzo Cassina unico.

CULTURA. Del saper fare e del progettare.
In un originale connubio, l’attitudine tecnologica è strettamente connessa ad una artigianalità di grande tradizione. Questa è l’identità Cassina. Fedele a se stessa, l’azienda mantiene il suo cuore antico, la falegnameria, che ne ha diffuso l’eccellenza esecutiva nel mondo e continua ad essere perno di tutte le lavorazioni. La struttura produttiva è organizzata su scala industriale e, al tempo stesso, si compone di isole artigianali: qui si lavorano il legno e gli altri materiali, cuoio e tessuti in particolare, con l’aiuto dei macchinari più sofisticati. Ma è sempre la manualità, consolidata da ciascun artigiano attraverso un lungo apprendistato, a dare impulso a tutte le fasi di realizzazione. Una continuità tra passato e presente che attiva interessanti dinamiche progettuali. Un esempio eclatante è la Superleggera (1957) di Gio Ponti: sedia icona che interpreta la tradizionale “chiavarina” ligure in una versione di assoluta modernità, grazie a sapienti lavorazioni del legno che permettono di ottenere una sintesi impareggiabile fra solidità e leggerezza.

RICERCA. Linguaggi, tecnologie, materiali.
Fin dagli esordi, Cassina unisce in un approccio per la prima volta industriale, l’abilità nel captare le potenzialità del progetto sul mercato e la sua rispondenza agli stili di vita o alla forza di prefigurarne di nuovi, ad una ricerca costante sui materiali e sulle tecnologie. L’innovazione schiude sorprendenti opportunità espressive. La sperimentazione spregiudicata dei nuovi materiali e lo sviluppo di tecnologie costruttive inedite, mai fini a se stessi ma sempre accompagnati da una attenta riflessione sulle funzioni d’uso rispetto all’individuo, permette lo svincolarsi dai consueti paradigmi formali degli arredi.
Negli anni ’60 Cassina comprende le potenzialità delle materie plastiche e dei materiali a iniezione.

“Ciprea” (1968) di Afra e Tobia Scarpa, un unico volume in poliuretano espanso, supera lo stereotipo della poltrona imbottita. Nel ’70 “Teneride”, seduta per ufficio di Mario Bellini, inaugura una nuova ergonomia calibrando volumi e spessori. Di lì a poco, “AEO” (1973) di Paolo Deganello – Archizoom combina materiali diversi in una seduta: per la prima volta smontabile, lavabile e compatibile con qualsiasi arredo.
Accorgimenti costruttivi inconsueti porteranno ad una rilettura del “salotto buono”, con il divano Maralunga (1973) di Vico Magistretti e con la poltrona-chaise longue “Wink” (1980) di Toshiyuki Kita, che con i suoi molteplici gradi di trasformabilità esprime un atteggiamento informale nel rapporto tra uomo e oggetto d’arredo.
In una proficua sinergia fra il Centro Ricerca e Sviluppo e i designer, vengono tracciati sempre nuovi capitoli nella cultura dell’abitare. Accade con “I Feltri” (1987), di Gaetano Pesce: morbide poltrone-scultura realizzate in feltro opportunamente trattato. E più avanti, con Philippe Starck e il suo sistema di sedute in pelle “Privé” (2007) che, grazie a raffinate lavorazioni del capitonné, formula un sofisticato, provocatorio classicismo.
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